Treno della MemoriaA Novara, terminate le selezioni, sono iniziati gli incontri preparatori dei ragazzi che partiranno il prossimo mese di marzo con il “Treno della memoria”. Come già lo scorso anno, la formazione è curata da Sermais e dall’ Istituto Storico della Resistenza e della società contemporanea nel novarese e nel Verbano Cusio Ossola. Quest’anno il Comune di Novara, si è impegnato a co-finanziare 15 posti per i ragazzi residenti a Novara e le richieste di adesione hanno superato le 30 persone.

La formazione dei partenti si svolgerà in quattro incontri preparatori, il primo dei quali, si è svolto proprio ieri a Baveno, in occasione del giorno della memoria. Baveno è la città dove si è consumato uno degli eccidi più efferati del Lago Maggiore. La mattina del 14 settembre 1943, quattordici ebrei – Mario Luzzato (anni 53), Bice Ginesi (anni 45), Olga Ginesi (anni 48), Silvia Luzzato (anni 20), Maria Grazia Luzzato (anni 20), Emil Serman (anni 18), Maria Muller (anni 43), Stefania Muller (anni41), Giulia Werner (anni 77), Sofia Czolosinska (anni 39), Joseph Wofsi (anni 70), Emma Baron (anni 61), Carla Caroglio (anni 25), Fanny Jette Engel (anni 70) – furono prelevati e assassinati sul posto dalle SS della Leibstandarthe (guardie del corpo di Adolf Hiltler).

Il primo ritrovo per tutti i partecipanti, circa una ventina, è stato proprio presso la Biblioteca di Baveno dove, i ragazzi hanno potuto visionare un video iconografico relativo alla strage di Baveno e di Meina. I ragazzi hanno partecipato alla lezione del professor Gianni Cerutti, che con grande acume ha tracciato le cause storico- sociali dell’eccidio. La tappa successiva è stata alla casa Nostra Domus dove Don Alfredo Fomia ha celebrato il ricordo delle vittime concludendo con la preghiera ebraica dello Shemà. A questo momento ha fatt oseguito la conferenza del Prof. Cerutti con la storia di Arpad Weisz ed Ernst Erbstein, due dei più grandi allenatori del calcio italiano, entrambi allontanati dall’Italia dopo l’approvazione delle leggi razziali del 1938. Storie dimenticate , calpestate anche dallo sport più popolare del paese. Quella di Weisz e Erbstein sono storie che continuano ad essere scomode. Storie che vogliono restituire concretezza alla vita e che sollevano domande difficili: il ruolo dell’indifferenza, dell’inazione, dell’inerzia, del silenzio. E proprio su queste storie che i ragazzi si sono interrogati, vedendo l’un l’altro, nel proprio mondo ormai distante, un carico di violenza difficile da comprendere.

2014-01-28T18:58:13+00:00