Ad una settimana dalla violenta alluvione che ha scosso le Cinque Terre, provocando inondamenti ed evacuazioni nei territori limitrofi, una piccola delegazione del GEC SP229, in compagnia di alcuni ragazzi dell”oratorio di Santa Cristina di Borgomanero e di Manuel Cerutti (Vedogiovane), partono alla volta di Brugnato per unirsi ai volontari già presenti.
Nonostante la giornata fosse festiva e il preavviso immediato, l”entusiasmo dei ragazzi non ha concesso tempo ai ripensamenti. Alle 6:00 del mattino si parte da Borgomanero.

Lungo la strada siamo scortati da automezzi dell”AIB (anti-incendi boschivi), quasi a volerci preparare all”impatto con il paesaggio. Quasi a rassicurarci.
L”impatto in effetti è degno delle previsioni; appena superato il casello autostradale, ciò che ci si mostra davanti è un infinita parata di veicoli autorizzati ai soccorsi: protezione civile, vigili del fuoco, ambulanze, AIB.
Il supporto dei civili volontari viene concesso per la prima volta solamente in questa giornata, ad una settimana dall”accaduto. Questo spiega la numerosa presenza di molte associazioni e frange della società civile che, attrezzatesi di buon rigore, affollano le strade.

Strade che viene difficile definirle tali. Strade, che del loro aspetto originale conservano solo la funzione.
Tutto è monocromatico, tutto è instabile. C”è fango, ovunque. Ci basta guardarlo per sentirci contaminati. Ci basta osservarci, per carpire il dramma di chi ne è stato investito.
Nella confusione procediamo, il nostro aiuto viene richiesto jameshallison casino immediatamente da un”automobile passante, poi raggiungiamo Roberto Ledda, il nostro contatto, un volontario all”attivo già dalla settimana precedente.
Camminiamo a passi pesanti, con gli scarponi già avvolti da una coltre melmosa. Passi pesanti per definire la nostra posizione e la nostra intenzione. Passi pesanti per non scivolare via insieme alle macerie, alle macchine, ai colori che fino a poche ore prima definivano il contorno di questo luogo.

Brugnato, antico borgo storico del VII secolo d.C, in provincia di La Spezia. Una piccolo paese tradizionale posto alla confluenza del fiume Vara e del suo affluente Gravegnola. Un vanto nazionale, un trofeo paesaggistico. Ora, una montagna di fango e macerie accatastate.
Quella concomitanza con i due fiumi è stata la sua maledizione; “fino a un mese fa -mi spiega Alessandro, 42 anni, volontario della croce rossa- andavo su quelle rive a pescare. […] Dopo tre mesi di caldo e siccità la terra si spezza, si crepa, e nelle sue insenature si infila il fango, finchè tutto non viene giù a valanga”. A quel punto niente tiene più. Vegetazione, barriere architettoniche, case, l”onda sembra indifferente a tutto.
Non riusciamo a figurarcela in mente.

Nonostante gli spostamenti e le pause, le strade, quei tappeti gommosi e fluidi (spesso relativi), sono un brulicare continuo di persone e cariole. Un susseguirsi di colori accesi, riflessi causati dalle casacche, ma anche dai sorrisi -tutt”altro che scontati e retorici- dei volontari.
Perché il sorriso è qui così contagioso? è la domanda più posta quando non riesci a distinguere l”inizio dei tuoi pantaloni dalla fine della tua maglia.
Un quesito certamente bizzarro, non ovvio né comune in queste situazioni. Una domanda che però non ci fa dimenticare il motivo del nostro aiuto, ovvero la necessità di aiutare i cittadini a risollevarsi sulle proprie gambe; individui oppressi da un peso gravoso come la propria casa.

Per chi ci crede, il caso, la sfortuna e tutte le loro declinazioni sembrano avere molte responsabilità in questa faccenda. Quindici persone hanno perso la vita per poche ore di pioggia. Quindici persone, almeno, di cui non è dato neanche per tutte loro riavere il corpo. Io me ne convinco poco.
L”essere solidali con il proprio spazio pubblico, di cui noi godiamo unicamente del prestito, non ci esclude dal conoscerlo e dal prendercene cura.
Abitare uno spazio per crescere con lui e in lui, non per esserne sfruttatori presuntuosi o abusivi demolitori.
Questa è la moneta, per chi ci crede, con cui veniamo ripagati delle nostre inadempienze e disattenzioni. Una moneta molto cara, che ci riporta ai detti di un tempo e che oggi è ancor più sporca di sangue e terra.

Mattia Anzaldi

2011-11-03T16:40:08+00:00