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Il Gec di Sermais incontra i GMI (Giovani musulmani d’ Italia)  la più importante realtà giovanile del mondo islamico italiano, fondata 15 anni fa, conta oltre 1.200 iscritti e 51 sezioni locali su tutto il territorio nazionale. Due anni fa un gruppo di giovanissimi immigrati di seconda generazione ( soprattutto marocchini, tunisini ed egiziani) ha deciso di costituire il primo circolo novarese. Sono ragazzi e ragazze brillanti alla loro diversa maniera. Ragazzi e ragazze che rivendicano ma non desacralizzano, che studiano e si organizzano.

Durante l’ incontro abbiamo discusso di immigrazione, dialogo e accoglienza. Ma anche di percorsi nelle scuole, di animazione e formazione. Un confronto che ci ha portato diretti al cuore del problema: siamo attrezzati per una convivenza nuova e proficua?

Ormai sono quasi quotidiani i messaggi che vengono offerti sui social e sulla stampa locale che fanno leva sul senso di paura e di insicurezza che si auto genera nei confronti della popolazione straniera. Lo straniero sta diventando il nemico pubblico numero uno, si trasforma in una figura simbolica e funge da capro espiatorio per ogni problema che la nostra città sta vivendo. E mentre l’informazione mainstream si concentra su un dibattito che neppure ha più senso, il tema, ormai è il “come” fare.

Certo. Occorrerà tempo perché acquisiscano stabilità nuove forme di pensiero, di convivenza, di relazione. Di inclusione. Ma dobbiamo cominciare. Ed è quello che abbiamo fatto ieri sera. Sarà faticoso, difficile e non immediato. La costruzione di qualunque cosa, implica un tempo in cui gli occhi non si appagano di nessun risultato, anzi: si scava, si scende, si allarga un buco. Quello delle fondamenta. Ma la fatica dei costruttori è sostenuta dalla visione nitida della costruzione compiuta, nutrita dalla bellezza che sarà.

E questo è quello che vogliamo essere: costruttori della nuova Città. Costruttori di ponti, non di muri.

2016-10-28T15:48:52+00:00