WeiszNon è rimasto nulla. Solo una targa lo ricorda allo stadio Meazza. Eppure è stato l’allenatore che più a lungo ha guidato l’Inter dopo Herrera, Trapattoni e Mancini. Ma era ebreo e con leggi razziali del’ 38 perse lavoro e diritti, fino all’ultima destinazione Auschwitz. E’ una storia che coincide con la poesia quella di Arpad Weisz, maestro ungherese e inventore del calcio europeo.

Prima ala sinistra, poi allenatore dell’Inter , del Bologna e del Novara. Weisz insieme alla scuola danubiana è stato il primo innovatore del gioco tattico. E’ stato lui ad inventare il cosiddetto “Sistema”, detto comunamente WM, dalla disposizione dei giocatori in campo. La M identifica i 5 difensori, la W i cinque attaccanti. Con Weisz è nato il quadrilatero di centro campo: facendo avanzare i due mediani e arretrando le due mezze ali, il peso del gioco viene redistribuito in modo equo tra tutti e dieci i giocatori che hanno compiti sia offensivi che difensivi e si vedono i primi terzini che attaccano. E’ il modulo di gioco che farà grande il Torino, grazie ad un altro ebreo ungherese Ernest Egri Erbstein e che sarà adottato quasi universalmente fino agli anni sessanta, quando Helenio Herrera si inventerà il libero, arretrando un mediano.

Uomo colto, di buone letture e dallo stile brillante, nel 1930 Weisz, insieme al dirigente dell’Inter Aldo Molinari, pubblicò un manuale intitolato Il giuoco del calcio. Nel manuale, Weisz espone i principi del gioco, le basi tecniche, i ruoli dei giocatori , i metodi di allenamento, l’utilizzo della medicina sportiva e la composizione delle diete. La sua esperienza, la sua passione e determinazione lo portano ad essere l’allenatore più giovane – a soli 36 anni – a vincere 3 scudetti nel campionato a girone unico definito, allora girone all’italiana. Prima con l’Inter (1927-1928; 1929-1930), poi con il Bologna (1934-1935), poi il trofeo dell’Esposizione, una sorta di Champions League ante litteram. E’ il 1936 quando a Parigi, dopo aver eliminato il Souchaux e i cecoslovacchi della Slavia, battè in finale i londinesi del Chelsea per 4 a 1. Una finale che resterà incisa nella storia del calcio moderno. Arpad ormai è il più grande di tutti.

Poi il vuoto. Nell’Italia del 1938 Weisz diventa solo un ebreo. Anzi un ebreo di nazionalità straniera. Nell’allucinante realtà delle leggi razziali non contano doti e talenti, né conta essersi conquistate con il proprio lavoro stima e popolarità. Non contano più le esistenze individuali: si diventa un numero senza importanza, perché altri hanno deciso così sulla base di incredibili presupposti. E dopo il vuoto, l’indifferenza. Il silenzio che ti mastica, ti inghiotte lentamente. Nessuno fiatò. Non fiatarono i dirigenti, non fiatarono i suoi giocatori, non fiatarono i tifosi, che lo avevano idolatrato. Non fiatarono i suoi colleghi allenatori, non fiatarono i giornalisti che avevano magnificato le gesta, né i suoi vicini di casa. Il 22 Agosto 1938, Arpad Weisz insieme alla sua famiglia e altri ottocento mila cittadini stranieri, vennero registrati nell’elenco degli ebrei stranieri residenti nel Regno, voluto da Mussolini in persona. Un elenco che durante l’occupazione tedesca permetterà alle SS di avviare molti ebrei ai campi di sterminio.

Ascoltare oggi questa storia sembra irreale. E’ stato come rivivere qualcosa che va oltre il calcio e coincide con la bellezza stessa. Qualcosa simile ad uno slancio, quasi un brivido di consapevolezza. Sembra rivedere i grandi gol di Maradona e Messi. Sembra riascoltare le sonate di Arturo Benedetti Michelangeli, la tromba di Chet Backer, rivedere i visi di Raffaello, le formule matematiche di John Nash e tutto ciò che smette di essere calcio, suono, materia, colore e diventa qualcosa che appartiene ad ogni elemento, alla vita stessa. Senza più separazione o distanza. E’ li, e non si può stare senza. La bellezza. Ecco la prima vittima della Shoah: la Bellezza. E proprio qui, quando solo la commozione è inevitabile non si arriva ad altro che ad intuire se stessi. A guardarsi nel proprio fondo. A chiedersi come sia potuto accadere.

Giuseppe Passalacqua

 

2014-01-30T22:59:38+00:00