Meridiano 2016

«Sono due i motivi per cui il governo ungherese ha costruito un muro al confine con la Serbia ( e ne sta costruendo uno al confine con la Croazia, oltre ad aver annunciato una barriera anche sul lato della Romania): non è stato realizzato solo per scoraggiare i migranti ad attraversare il Paese, ma è il modo con cui Orban vuole dimostrarsi forte nei confronti della popolazione» : Attila Szabó è un operatore di Mendek, associazione ungherese che dal 1995 fornisce assistenza ai profughi. Lo abbiamo conosciuto all’Istituto Italiano di Cultura, sede di molte delle attività dei 150 ragazzi (undici da Novara) giunti a Budapest per la seconda edizione del Meridiano d’Europa.

Grazie ad Attila e agli operatori di Migration Aid, dell’Hungarian Helsinki Committee e di Artemisszió Alapítvány abbiamo potuto inquadrare meglio la situazione ungherese, dal punto di vista delle associazioni che quotidianamente si occupano di immigrazione in quel paese.

Quello dei “punti di vista” è stato uno dei pilastri del nostro viaggio, intrapreso innanzitutto per capire, il più possibile privi di preconcetti e pronti a mettere in discussione le nostre idee. Anche questo significa #OpenEurope, il motto del Meridiano d’Europa di quest’anno. Infatti abbiamo ascoltato anche le ragioni del governo ungherese, che sostiene di avere adottato una misura necessaria per salvaguardare la libera circolazione all’interno dell’Unione, oltre a quelle dell’UNHCR, che innanzitutto ci ricorda che non parliamo di numeri ma di persone e che siamo tutti uniti da un vincolo di solidarietà umana.

E poi (non potevamo fare altrimenti) l’abbiamo visto con i nostri occhi il muro: una rete di metallo e filo spinato lunga 175 chilometri che sembra tagliare in due il mondo, da una parte i salvati e dall’altra i sommersi. Vederlo è stato davvero impressionante: siamo abituati a vedere recinzioni intorno a u na proprietà privata più o meno grande, non certo in mezzo a pianure sconfinate. Terra di nessuno, se non, per convenzione, dello stato ungherese.

Se ancora poteva esserci qualche dubbio quel muro l’ha spazzato via: certamente non può esistere un’Unione Europea divisa al suo interno, ma non può esistere neanche un’Unione arroccata su se stessa. Non può perché è fondata sulla solidarietà e sull’unità nelle diversità.

Noi vogliamo un’Europa aperta perché è l’unica possibile.
#OpenEurope allora significa innanzitutto non rinunciare a una grande opportunità, che diamo ormai per scontata. Ma non lo è per chi, come Abdullahi Ahmed, arriva dalla guerra e dalla miseria in cerca di un futuro migliore. Abdullahi è un ragazzo di origini somale, dal 21 marzo di quest’anno cittadino italiano (ed europeo!), che lavora come mediatore interculturale al centro di accoglienza Fenoglio di Settimo Torinese, dove venne accolto otto anni fa. Tra i suoi esempi uno mi ha particolarmente colpito, perché dà davvero la misura della disuguaglianza tra persone che hanno avuto la fortuna o sfortuna di nascere in paesi diversi: il passaporto italiano permette di viaggiare liberamente in 175 nazioni, quello pakistano in 30 e quello afgano in 25. Stiamo parlando di libera circolazione, uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione e dei Trattati europei.
Ma #OpenEurope significa anche responsabilità, perché per stare in piedi l’Unione ha bisogno di cittadini europei consapevoli e impegnati. Consapevoli come i 150 ragazzi che hanno visto con i propri occhi il muro e come le persone che sui loro territori verranno “contagiate” da questa esperienza. Impegnati come le associazioni sopra citate e come Sant’Egidio Ungheria, che porta beni e assistenza ai profughi accolti nei centri ungheresi e a quelli bloccati fuori dai confini.

Impegnati come i ragazzi del WeCare che si sono fatti carico dell’organizzazione, lavorando per mesi affinché tutto questo fosse possibile. A loro va un ringraziamento speciale, perché hanno dimostrato che non si è mai troppo pochi o piccoli per raccogliere la grande sfida europea. Che non è la sfida del futuro. La storia si fa qui e ora e noi abbiamo scelto di starci.

2016-05-14T11:03:32+00:00